Nei giorni scorsi sono stato contattato da Emergency per un disegno da utilizzare per una loro campagna stampa per il 5×1000 (la percentuale che il contribuente può scegliere di destinare ad un ente no profit).
Ancora una volta si è presentato il problema di se, come, e a chi dare il proprio lavoro gratuitamente. Senza entrare nel merito dell’incarico in questione, dico solo che ho chiesto di essere pagato (ovviamente molto poco) e con piacere dico che sono stato accontentato.
Ne approfitto per fare una cosa che avrei voluto fare da tempo, cioè dedicare un post alla questione del “volontariato artistico”. Ne discutevo con qualcuno recentemente perchè la questione sta coinvolgendo sempre più autori, siano essi fotografi, illustratori o creativi vari, perfino architetti. Dunque perchè si dovrebbe prestare la propria opera e il proprio tempo a favore di qualcun altro (e perchè no)?
Parlo della mia esperienza di vent’anni e naturalmente ognuno si comporta come meglio crede, ognuno fa i suoi conti anche se i conti per essere corretti andrebbero sempre fatti con l’oste, cioè con tutti gli altri che in qualche modo si danneggia creando nella committenza la convinzione che un lavoro in un modo o nell’altro si riuscirà ad averlo pagando poco o nulla.
Per un illustratore, artista o creativo che dir si voglia, ci sono tre categorie dalle quali si possono ricevere richieste di “prestazione d’opera” più o meno gratuita:
1) Amici e parenti. Tipo quello che ha bisogno di un piccolo logo per la sua nuova attività (non importa che non sei un graphic designer, è tutto la stessa cosa), “tanto non è che ci metti molto”. Quelli che “poi ti faccio un regalo”. Per fortuna sono sempre riuscito a tenermi più o meno alla larga da queste richieste.
2) Associazioni umanitarie o enti no profit. Qui si tratta di valutare ogni singolo caso e situazione, e infatti di collaborazioni gratuite ne ho fatte. Però, come la cronaca recente ci ricorda, le catastrofi e le emergenze umanitarie, o anche solo le situazioni permanenti di tante parti del mondo, sono per molti occasione non solo di lavoro ma di grandi profitti legati a speculazioni quando non a vere e proprie truffe. Insomma ci sono singoli e aziende (legate ai giri politici giusti) per cui guerre, terremoti, carestie ecc. sono una vera manna. Senza contare le carriere che si inseguono nelle ONG, con dirigenti che hanno stipendi vicini a quelli di manager aziendali. Sto chiaramente facendo un discorso molto generico, non conoscendo le varie situazioni nè da vicino nè tantomeno singolarmente, ma non credo che la realtà sia molto distante in alcuni o molti casi. Il dolore fa da sempre girare il denaro, che non necessariamente finisce nelle tasche di coloro dei quali dovrebbe finire.
Ma anche lasciando stare truffe e speculazioni, anche quando le cose sono fatte per bene c’è sempre un sacco di roba che viene pagata. Gli stipendi li devi pagare, gli affitti, i computer e le scrivanie, la benzina che metti nelle macchine e le macchine in cui metti la benzina…Poi un giorno devi stampare del materiale che ti serve ad attrarre soci e donatori. Ovviamente vuoi spendere il meno possibile e giustamente sarebbe bello se tutti dessero il loro contributo gratuitamente, per esempio la tipografia, i quotidiani che ospitano le pagine pubblicitarie, le poste che inviano le lettere. Tutti senza chiedere un euro in cambio. Purtroppo non funziona così e neanche ci si aspetta che funzioni così. A parte per il disegnatore o il fotografo, che non verranno pagati ma avranno il credit e sicuramente si faranno una bella pubblicità.
3) Editori. Qui non si tratta di lavorare propriamente gratis ma quasi. Chi illustra libri per bambini lo sa, si viene pagati poco. Ma come si fa ad accettare di fare un libro intero per 500 o 1000 euro (tasse escluse)? Quello che ti viene di solito risposto quando obietti a queste offerte è che se si pagasse di più il libro non lo si farebbe proprio. Ma, di nuovo, un discorso del genere sono capaci di farlo al tipografo che gli stampa i libri, a chi gli affitta i locali, a chi gli vende i computer? Per cui i soldi di solito ci sono per tutto ciò che non si può fare a meno di pagare tranne che per il lavoro dell’illustratore, perchè è meno quantificabile e può includere la soddisfazione personale o un ipotetico ritorno futuro come contropartita.
Non che io non abbia mai accettato il do ut des. Per esempio ho fornito di tanto in tanto delle copertine per le varie riviste di Goffredo Fofi, da Linea d’Ombra a Lo Straniero. Ma in questo caso le cose hanno funzionato in modo corretto: sai che sono delle riviste che vendono pochissime copie, fatte solo con il lavoro di volontari; che comunque potevi disegnare quello che volevi in massima libertà (ancora oggi le copertine per Linea D’ombra le considero tra i lavori più personali che abbia fatto). E poi non è che le facevano fare a tutti: essere in compagnia di Matticchio, Pericoli, Mattotti, Toccafondo, Tadini e molti altri notevoli artisti per me era solo un privilegio.
Come già accennato una delle cose che ti senti ripetere, non a caso ma come strategia di convincimento, quando vogliono farti lavorare gratis è, “ma così ti farai conoscere”. Questa frase è quella che di solito mi fa incazzare più di ogni altra cosa. Perchè non è così quasi mai, anzi quello che verrà dopo vorrà lo stesso trattamento e ti dirà la stessa cosa. E sarai pronto per la prossima collaborazione malpagata o gratuita.
Lo scrittore Nelson Algren, sempre al verde, in un’intervista si lamentava del fatto che, a differenza di alcuni colleghi, non era stato in grado di attaccarsi addosso da subito un cartellino con un prezzo elevato, e che da allora la sua situazione era senza speranza perchè “una volta che avrai appiccicato addosso un prezzo basso il tuo prezzo sarà sempre quello”.
Non diversamente accettando sempre di lavorare gratis o per poco, magari ringraziando per il “privilegio”, la volta che si verrà pagati qualcosa che si avvicina a un compenso adeguato ci si sentirà come se si stesse guadagnando un sacco di soldi. E quasi si avrà un senso di colpa a chiedere cifre normali che ci sembreranno spropositate a causa dell’abitudine. Io quando raramente mi trovo a dover chiedere un compenso che temo verrà considerato esagerato, penso all’idraulico che ti ha chiesto 200 euro per un’ora di lavoro o agli stipendi di manager o politici inetti, e ogni remora scompare.
Questo tipo, nel video qua sotto, dice cose che avrei potuto dire io pari pari. Purtroppo è in inglese senza sottotitoli, quindi per chi si ostina a ignorare la lingua di Shakespeare aggiungo un altro video di riparazione, con una canzoncina di Joe Pesci nella versione italiana.
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