Mi piace, di tanto in tanto, riprendere un soggetto e riproporlo con variazioni sul tema. A volte capita che succeda perchè individuo un potenziale in un’altra tecnica, per esempio un lavoro che nasce per un dipinto su tela e poi si presta come soggetto per un’acquaforte o un disegno a matite colorate. Questo è capitato più volte, anche se di solito questa possibilità la riservo ai quei soggetti che hanno un’idea forte alla base. Come per “Bastardi (la solitudine della giraffa)” di cui esistono almeno 5 versioni (tra cui un acquarello che ho venduto tempo fa senza neanche averne tenuto una fotocopia).
Più volte ho anche realizzato, e questo capita quando la tecnica rimane la stessa, dei veri e propri rifacimenti, sempre di quei lavori particolarmente riusciti (quelli per intenderci che si vendono subito e che altri potenziali acquirenti in seguito ti domandano). Quindi può succedere, è successo, che abbia seguito questa pratica non per una questione di ricerca personale ma che mi sia trovato coinvolto in un lavoro di commissione per rifare qualcosa che avevo già fatto, per copiare me stesso in pratica.
Devo dire che non lo faccio più molto volentieri, a seguito anche di risultati poco soddisfacenti e di conseguente poca soddisfazione del committente. Non lo faccio volentieri anche perchè sono oltre dieci anni che in qualche modo cerco sempre di scappare dall’illustrazione, dal lavoro commissionato con tutti i suoi limiti derivanti dal dover venire incontro -come è giusto che sia- alle esigenze del “cliente”. Anche se questo “mestiere” mi ha sicuramente insegnato la disciplina e la perseveranza necessarie anche quando si è liberi un obiettivo di darselo da soli.
Quindi se continuerò di certi soggetti a produrre un nr.2 un nr.3 e magari oltre, credo sia importante che questa pratica avvenga senza una commissione da parte di qualcuno, perchè è chiaro che da parte di questo qualcuno ci saranno delle aspettative ad avere le stesse sensazioni provate davanti alla versione “originale” e questa aspettativa andrà quasi certamente delusa. Ma che al contrario abbia una sua ragione di essere nella pratica sperimentale, che è una parte sempre importante del lavoro. E’ sempre interessante una volta che un lavoro risulta in qualche modo riuscito pensare: come sarebbe tagliato così, quadrato anzichè rettangolare, potrebbe funzionare in un formato molto più grande, questo disegno a matite colorate avrebbe un senso come acquaforte in bianco e nero?
Ovvio che la risposta spesso è no e quindi si lascia stare. Ma personalmente sono spesso stimolato ad indagare sul potenziale di un’idea, di una composizione ecc., perchè sono abbastanza convinto che ciascuno di essi abbia come dire dei “canoni ideali”. Per esempio alcuni lavori, e non parlo solo dei miei, sono molto belli in piccoli formati e non li immagini proprio in grande, altri al contrario hanno bisogno di più spazio per essere esaltati. Allo stesso tempo un disegno trasformato in un dipinto non sempre funziona. Il problema è che per sapere queste cose bisogna farle e non sempre lavorare a vuoto è possibile….
Tuttavia recentemente si è presentata una committente particolare alla quale non ho potuto dire di no, e cioè mia figlia di 10 anni. A Beatrice era molto piaciuto “Passeggiata con cane nella neve”, che aveva visto all’inaugurazione della mia mostra (in contemporanea con quella di Franco Matticchio) alla galleria dell’Incisione di Brescia, nel gennaio 2008. Ho quindi realizzato una passeggiata nr.2 con alcune variazioni sul tema, a cominciare dal formato, più piccolo e rettangolare e non più quadrato, ma soprattutto modificando il racconto pur all’interno dello stesso schema e situazione. Questo qua sotto è il risultato, che potete vedere meglio qui, e paragonarlo alla versione originale.

Beatrice è stata molto contenta del risultato. Io, non so. So però che sono stato contento di farlo vista la committenza del tutto speciale. Il problema è che adesso l’altro, il più piccolo, vuole un dipinto di un dinosauro…..
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